Un faro per il mondo

da "L' Araldo dei Sacri Cuori - Gennaio/Febbraio 2015

di P. Luigi Toscano superiore msscc

 

         Papa Francesco, come uno dei suoi primi atti del pontificato, ha indetto “l’anno della vita consacrata”, che va dal 30 novembre 2014 al 2 febbraio 2016. Gli obiettivi proposti nella lettera d’indizione sono: “guardare al passato con gratitudine”, “vivere il presente con passione”, “abbracciare il futuro con speranza”. In essa non nasconde neanche le sue attese: che i consacrati “ovunque siano, portino la gioia”, “siano capaci di svegliare il mondo”, “diventino esperti di comunione, perché la Chiesa sia la casa e la scuola di comunione”, “escano da se stessi per andare nelle periferie esistenziali”. Che vi sia una crisi della vita consacrata è sotto gli occhi di tutti. Le comunità religiose sia maschili sia femminili mancano di vocazioni nel mondo occidentale, anche se fa riflettere che, mentre in occidente diminuiscono le vocazioni alla vita consacrata, nei paesi così detti di missione tanti giovani, in controtendenza, entrano negli Istituti religiosi maschili e femminili. Sono certo che il tema di quest’anno, oltre a favorire incontri e dibattiti , darà maggiore vigore alla vita consacrata mettendone in luce il carisma e la missione nella Chiesa e nel mondo. La vita consacrata ha nel suo dna l’annuncio e la testimonianza dei valori eterni. I consacrati sono chiamati a rendere presente il futuro e a vivere uno stile di vita che richiami quello eterno. I tre voti religiosi di povertà, castità e obbedienza ricordano all’uomo che alla fine ciò che conta è l’amore, siccome tutto il resto finirà. Lo dice S. Paolo: “la fede e la speranza passeranno, resta l’amore.” D’altronde Dio è Amore. Questo dice il ruolo, l’attualità e l’importanza della vita consacrata in una società che sta facendo del possesso, del comando e del piacere i suoi idoli. Una società, distratta dal presente e poco proiettata nel futuro, ha un assoluto bisogno di un’autentica testimonianza della vita consacrata. Del resto, pensando al passato, sappiamo quanto sia stato il suo contributo per favorire la cultura e il progresso e moralizzare la politica. L’anno della vita consacrata non è da interpretare come preoccupazione della Chiesa per assicurare la sopravvivenza agli Istituti religiosi, esso, invece, è l’invito ai religiosi a rivedere il loro vissuto riguardo alla radicalità evangelica, al primato del regno dei cieli, alla testimonianza dell’inutilità dell’affannarsi per cose destinate a passare e all’utilità della conquista dell’unico tesoro che resta. CC La presenza della vita consacrata nella società secondo me è necessaria per tenere una luce sempre accesa sull’eternità, un faro che nelle tenebre indica il porto al quale attraccare. La sua mancanza creerebbe solo confusione e disorientamento per tutti. Il secolarismo e il materialismo non hanno reso un buon servizio alla vita consacrata, perché per il mondo da loro creato ciò che conta è solo l’oggi, siccome del domani chi sa. Una tale cultura certamente non ha potuto favorire una scelta radicale di vita né l’ascolto della chiamata. Nella moderna società tutti chiedono cosa vuoi fare o fai, difficilmente qualcuno domanda chi sei. Quante volte si sente dire di tanti uomini e donne che hanno fatto la scelta della vita claustrale: “ma che ci fanno nei conventi, potrebbero fare del bene nel mondo”. Per questo mondo non conta chi sei, ma cosa fai. L’anno della vita consacrata tuttavia pone interrogativi importanti anche ai consacrati circa la fedeltà al carisma. Da più parte si dice che i consacrati hanno perso la loro visibilità, per cui non sono più un richiamo o un riferimento; che hanno uno stile di vita secolarizzato per cui sono venuti meno alla loro vocazione e si sono imborghesiti. I consacrati sono invitati seriamente a interrogarsi. Il Signore, chiamandoli, ha acceso una lampada che essi non possono nascondere sotto il tavolo, lasciando al buio il mondo; ha posto in loro il sale della sapienza perché dessero sapore cristiano al mondo ed essi non devono sciuparlo; li ha posti come lievito nel mondo perché lo fermentassero di dentro ed essi devono custodire ed esprimere questa forza. Credo che il nostro tempo si sia assopito e addormentato. Ha bisogno di segni forti, di scossoni, di una voce alla Giovanni Battista per svegliarsi. Ma, Giovanni Battista non gridava con la voce, ma con la sua vita austera. Papa Francesco continua a ripetere: “Svegliate il mondo”. Mi auguro che quest’anno ridoni gioia, entusiasmo e speranza alla vita consacrata; l’apra alla comunione con i fedeli laici accettati come corresponsabili del carisma; l’aiuti a costruire comunità dove si vivono relazioni semplici, aperte e amichevoli e uno stile di vita maggiormente adatto alle esigenze dei tempi; potenzi scambi tra gli Istituti religiosi e con le Chiese locali, senza invidie e gelosie, ma in spirito di comunione, consapevoli di lavorare per l’unico regno, che è quello di Gesù. Il dibattito è allettante e interessante a tutti i livelli e certamente produrrà tante idee, ma penso al momento in cui bisognerà fare delle scelte coraggiose. Si continuerà a discutere o si è pronti ad assumere decisioni importanti? Sia quest’anno una provvidenza di Dio per rivitalizzare la vita consacrata. Il Signore doni a tutti i consacrati lo Spirito Santo, perché la loro vita rinnovata sia capace di attirare, interrogare e inquietare le coscienze.