Si è svolta anche quest’anno nel Santuario del Sacro Cuore la “settimana del ragazzo” dal 26 al 30 giugno.

Una quattro giorni dedicata ai fanciulli dell’Oratorio. Una quarantina in tutto.

Guidati dagli stessi animatori che li hanno accompagnati tutto l’anno.

Una bella e grande festa conclusiva, insomma, per darsi l’arrivederci a dopo le vacanze.

La “settimana del ragazzo” è attesa con entusiasmo. Gli animatori, coordinati dal P. Rettore, hanno cominciato in largo anticipo a pensare al tema, preparare i giochi, le riflessioni, perché tutto riuscisse nel modo migliore.

I ragazzi si sono affrontati in sfide ludico-ricreative, divisi in squadre, dedicate ai sacerdoti che hanno operato nel santuario lasciando un segno incisivo soprattutto nei giovani: P. Giuseppe Bottiglieri, P. Giuseppe D’Onofrio, P. Salvatore Altieri e P. Giorgio Rivieccio che ci ha lasciati pochi mesi fa. Un modo per rendere vivo il ricordo e il loro insegnamento.

Gli animatori hanno preparato tutto con meticolosità cercando di trasmettere un messaggio positivo di sano antagonismo, di rispetto delle regole e di solidarietà fraterna.

Momento centrale e fondamentale è stata la preghiera.

Quest’anno il tema era: “le Opere di Misericordia”, preparato ad hoc per i più piccoli, così da farli entrare in un rapporto confidenziale e personale con Gesù, maestro ed esempio di vita. Hanno compreso, nonostante la giovane età, che la fede va vissuta nel concreto della vita, giorno per giorno, facendosi prossimi e aiutando chi ha bisogno.  

Toccanti ed incisive sono state le testimonianza degli animatori. Un’animatrice ha raccontato come vive nel concreto l’esperienza del “dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati” nella mensa charitas dello stesso Santuario, che, ogni giorno, distribuisce settanta pasti caldi. Un’altra, invece, ha raccontato come si prende cura degli ammalati, portando sollievo, conforto anche con un sorriso, che costa poco ma vale molto.

La terza testimonianza, invece, ha toccato il tema delicato e difficile da praticare: il perdono. I risentimenti spesso rodono l’anima e rendono la vita impossibile. Perdonare, sull’esempio di Gesù, vuol dire liberarsi da un peso che fa male.

In ultimo, la testimonianza vocazionale di Sr. Anna Lucia, delle Ancelle del Sacro Cuore, che ha abbracciato la strada della vita religiosa per essere dono per i fratelli e sorelle che incontra sul suo cammino. Quello dei religiosi e delle religiose è uno stile di vita, che imita il Maestro Gesù, e incarna le opere di misericordia.

Avremmo voluto restare ancora, per goderci questi momenti belli, come Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte Tabor dove chiedono a Gesù di fare tre tende…

È sempre bello vivere esperienze di gioia fraterna e di comunione. Ci fa bene, ci fa star bene, a noi e a chi sta con noi. Con questa gioia nel cuore riprendere il cammino quotidiano è più facile e bello.

Allora arrivederci al prossimo anno, ancora più entusiasti di seguire Gesù.